La LIS – Lingua dei segni – a scuola

La Lis è a tutti gli effetti una lingua: può essere definita come un sistema di simboli arbitrari e regole grammaticali condivisi da una comunità ed utilizzati per comunicare, interagire, trasmettere informazioni, bisogni e sentimenti.
I primi studi sulla linguistica della lingua dei segni sono relativamente recenti:risalgono infatti agli anni ’50 in America e agli anni ’80 in Italia.
La lingua dei segni, imponendo un punto di vista al di fuori degli schemi, pone molta attenzione sulle componenti espressive dell’interlocutore, favorendo così l’empatia. Questo permette un rafforzamento dei processi di percezione, memoria visiva e concentrazione, dato che rende fondamentale il mantenimento del contatto oculare.

La grammatica stessa della LIS si sviluppa non solo sulla componente manuale della lingua, ma anche sull’espressione del volto, sulla posizione della testa, delle spalle e del tronco del segnante.
Proprio perché pretende un livello di attenzione visiva non previsto nelle altre lingue, la lingua dei segni mette il bambino in condizione di cogliere molti più particolari con gli occhi, con un conseguente miglioramento di percezione e memoria visiva.

L’utilizzo del segnato favorisce inoltre la creazione di nuovi collegamenti sinaptici perché le mani sono molto più distanti dal cervello rispetto alla bocca.

La Lis a scuola

Per tutti i motivi sopra riportati, e perché il dover porre attenzione visiva per ricevere un messaggio di tipo comunicativo rende i bambini più rilassati e meno distratti dal contorno, l’insegnamento della Lis dovrebbe essere promosso nelle scuole.

La Lis è la lingua dei bambini sordi. Per un bambino sordo utilizzare la lingua dei segni è fondamentale, in quanto può comunicare e ricevere qualsiasi messaggio senza troppa fatica.
L’utilizzo della lingua parlata non è di fatto preclusa ai sordi, ma può diventare faticosa.
Ad esempio la lettura delle labbra richiede non solo molta concentrazione, ma presuppone che il bambino abbia già avuto un’esperienza con la lingua parlata e ne conosca il significato. Parlando tuttavia di un bambino sordo è importante considerare che la lingua parlata è come se fosse una seconda lingua: la curiosità di tradurre la sua lingua naturale in quella che lo circonda potrà avvenire solo in un secondo momento, così come si è portati a fare quando ci si trova immersi in un contesto linguistico diverso dal proprio.

Segnaliamo l’iniziativa spontanea della scuola primaria Don Milani di Forlimpopoli, in cui Nicolas, un bimbo sordo, ha sperimentato l’inclusione derivante dalla LIS a scuola. I suoi compagni di classe hanno infatti deciso di imparare la lingua dei segni. A questo link è possibile visionare il video dell’iniziativa, che ha dato il via a un progetto pilota che ci auguriamo trovi un diffuso seguito.