CAA – Comunicazione Aumentativa Alternativa: strategia, interventi e training


La Comunicazione Aumentativa Alternativa, considerata la strada per mettersi in contatto con chi ha disabilità comunicative, in cosa consiste?

Una persona con disabilità comunicativa utilizza diverse modalità per mettersi in contatto con chi la circonda. Sono modalità che caratterizzano il proprio personale sistema di comunicazione e che, in quanto tali, devono essere considerate e valutate prima ancora di vagliare la possibilità di consigliare ausili “poveri” o tecnologici.

Un progetto di Comunicazione Aumentativa Alternativa (C.A.A.) deve, dunque, dapprima identificare, interpretare e valorizzare il sistema di comunicazione esistente, ponendo l’accento sui gesti, sui vocalizzi, sui movimenti del corpo (modalità unaided) della persona con disabilità comunicativa. E’ importante comprendere il modo di esprimere l’accettazione o il rifiuto di un qualcosa, dando significato alla mimica del volto, allo sguardo, alla pantomima, ai gesti usati per capire se esiste un modo codificato per rispondere “Sì” o “No” alla domanda posta.

Le strategie di Comunicazione Aumentativa Alternativa sono indispensabili a tal fine ma presuppongono l’esatta identificazione del sistema di comunicazione esistente. Ad esempio, un ausilio con uscita in voce (comunemente chiamato VOCA come acronimo dell’espressione Vocal Output Communication Aids e oggi denominato anche Speech Generating Device – SGD), utilizzato all’interno di una classe con un ben preciso obiettivo comunicativo, è in grado di supportare il coinvolgimento di diversi partner comunicativi e di favorire interazioni frequenti, motivanti e prolungate anche per bambini con gravi difficoltà motorie e con abilità linguistiche e cognitive limitate. Lo stesso VOCA risulta inutile (se viene usato a casa con funzione di richiamo) da un bambino che già soddisfa questo bisogno con modalità naturali come suoni vocalici. E’ dunque auspicabile che si abbondoni l’errata convinzione che sia sufficiente prescrivere al bambino un ausilio perché questi automaticamente e senza supporto lo adoperi per comunicare.

Quanto agli interventi di Comunicazione Aumentativa Alternativa, va detto che gli stessi riguardano tutte le forme di comunicazione: faccia a faccia, scritta (lettere, sms, e.mail) e  a distanza (telefono) ma richiedono di volta in volta degli opportuni adattamenti. Un sistema di comunicazione globale deve considerare anche tecnologie complesse o “high-tech”, come ausili con uscita in voce digitale o sintetica, software e hardware speciali. Tali tecnologie, nel caso di alcune patologie acquisite, hanno un ruolo assolutamente rilevante e spesso vengono usati contemporaneamente ad ausili e tecnologia low-tech (ad es. i pannelli trasparenti con lettere dell’alfabeto chiamati ETRAN, molto usati con persone affette da malattie neurologiche evolutive come la Sclerosi Laterale Amiotrofica – SLA).

Il solo vero prerequisito per intraprendere un intervento di Comunicazione Aumentativa Alternativa è la presenza di reali opportunità di comunicazione (Mirenda P. et altri, 1990). In alcuni casi si parla di intervento di comunicazione iniziale per definire un insieme di interventi rivolti a persone che, indipendentemente dalla loro disabilità e dalla loro età cronologica, necessitano di supporto per “apprendere” che attraverso la comunicazione possono influenzare il loro ambiente di vita. Tale intervento, pertanto, interessa quelle persone disabili che avrebbero potuto sviluppare delle abilità se solo avessero goduto di opportunità di comunicazione nei primi anni di vita e si focalizza sulla capacità dei partner comunicativi di dare significato ai comportamenti, gesti, suoni, azioni spesso non ancora intenzionali e sulla capacità di farli evolvere. L’intervento di comunicazione iniziale trova una sua giustificazione in riferimento alla C.A.A. anche per la definizione che ne dà l’ASHA (American Speech Language Hearing Association): “La C.A.A. si riferisce anche ai soli aggiustamenti dei comportamenti degli interlocutori”. Tuttavia, è ancora notevolmente diffusa la convinzione che un intervento di C.A.A. non possa essere iniziato fino a quando non vengano raggiunti determinati livelli di funzionamento cognitivo, di abilità simboliche, di linguaggio ricettivo e di abilità sociali.

Infine, in relazione al training, va segnalato che la C.A.A. deve essere insegnata in modo interattivo e pragmatico e richiede necessariamente che qualsiasi abilità specifica, come ad esempio imparare i simboli grafici, venga appresa in situazioni comunicative naturali e realistiche e venga subito tradotta in obiettivi funzionali. Pertanto, il training in Comunicazione Aumentativa Alternativa non può essere impostato con modalità simili a quelle utilizzate all’interno di normali sedute riabilitative. Si può quindi affermare che l’alleanza con i partner comunicativi e un training agli stessi sia fondamentale per la buona riuscita di un programma di Comunicazione Aumentativa Alternativa. Occorre perciò formare i partner comunicativi dovrebbe mediante corsi specifici, sedute di intervento e frequenti momenti di confronto con gli operatori di riferimento per il progetto di C.A.A. circa l’evoluzione del percorso comunicativo del bambino nella vita quotidiana.


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