JOB&Orienta

XXVIII EDIZIONE DI JOB&ORIENTA: TORNA IL SALONE SU ORIENTAMENTO, SCUOLA, FORMAZIONE E LAVORO

Dal 29 novembre al 1 dicembre alla Fiera di Verona

 

Giunto alla 28a edizione, torna JOB&Orienta, il più grande salone su orientamento, scuola, formazione e lavoro, dal 29 novembre al 1 dicembre 2018 alla Fiera di Verona. La manifestazione si conferma luogo d’incontro privilegiato tra i visitatori e il mondo del lavoro, la scuola e la formazione, con informazioni ed eventi utili all’orientamento dei giovani.

Il Salone prevede un fitto calendario di appuntamenti culturali tra convegni, dibattiti e seminari, alla presenza di relatori autorevoli, destinati sia agli addetti ai lavori che ai giovani e alle famiglie. In programma anche laboratori e momenti di animazione per coinvolgere attivamente i visitatori.

In rassegna espositiva saranno due le aree tematiche. La prima propone una panoramica di progetti educativi delle scuole secondarie di primo e secondo grado e di percorsi formativi per i docenti (percorso Educazione e Scuole); tecnologie per la didattica ed editoria specializzata (percorso Tecnologie e Media); viaggi e itinerari per le scuole, corsi di lingue, mobilità internazionale e viaggi studio (percorso Turismo e Lingue straniere).

La seconda si articola nei percorsi Formazione Accademica, la più ampia vetrina nazionale dell’istruzione universitaria, con oltre 90 atenei, istituti e accademie italiane ed estere; Formazione Professionale, dedicato agli enti di formazione professionale e agli ITS-Istituti Tecnici Superiori; Lavoro e Alta Formazione, dove aziende, enti, istituzioni, agenzie per il lavoro, associazioni di categoria, università e scuole di specializzazione presentano opportunità di stage e tirocini, corsi post laurea e percorsi di alta formazione, raccogliendo anche curriculum vitae e candidature spontanee per colloqui conoscitivi.

 

Saremo presenti anche noi di Renova Consulenza, ci trovate al Padiglione 6, percorso arancione. Sarà un’ottima occasione per conoscerci e scoprire tutti i nostri corsi formativi specifici per gli insegnanti e il personale ATA.

 

L’ingresso è gratuito: è possibile registrarsi presso l’apposito form presente sul sito, stampare il proprio biglietto direttamente da casa e saltare la coda in manifestazione.

concorso-infanzia-e-primaria

Concorso Infanzia e Primaria: ecco tutto quello che c’è da sapere

A breve uscirà il bando di concorso straordinario per l’infanzia e la primaria: dettagli e contenuti specifici per la preparazione al concorso.

Sono previsti due concorsi per infanzia e primaria:

  • Concorso straordinario: aperto ai diplomati magistrali entro a.s. 2001/02 e ai laureati in Scienze della formazione primaria, con due annualità di servizio specifico per il tipo di posto richiesto. Nel concorso sarà presente anche la relativa procedura per il sostegno.
  • Concorso ordinario: aperto a diplomati magistrali entro a.s. 2001/02 e laureati in Scienze della formazione primaria. Non è richiesto servizio di insegnamento.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha firmato il decreto che consente di dare avvio alle procedure per il concorso straordinario, a breve pubblicato in Gazzetta Ufficiale. “[…]il termine per la presentazione dell’istanza di partecipazione” afferma il decreto “è posto alle ore 23.59 del trentesimo giorno successivo alla data iniziale indicata nel bando per la presentazione delle istanze”. Il concorso verrà svolto nell’a.s. 2018/19 in modo da garantire le prime assunzioni già dall’a.s. 2019/20. I posti a bando previsti sono circa 12.000. Il concorso straordinario è bandito in tutte le regioni e da esso discende una graduatoria utilizzata ad esaurimento dei posti disponibili. Il 50% dei posti sarà assegnato alle graduatorie ad esaurimento e il restante 50% ai concorsi. Qualora si esauriscano le GAE i posti residui si aggiungeranno a quelli destinati ai concorsi.

Requisiti per il concorso straordinario

Posti comuni: possono partecipare al concorso i docenti diplomati magistrali entro l’a.s. 2001/02 o con diploma sperimentale a indirizzo linguistico e i laureati in Scienze della Formazione Primaria, che abbiano svolto almeno due annualità (anche non continuative) di servizio specifico nella scuola dell’infanzia o primaria statale negli ultimi 8 anni sia su posto comune che di sostegno. Sono escluse le annualità prestate in scuole paritarie. Possono inoltre partecipare i docenti con un titolo analogo al diploma magistrale o alla laurea in SFP, conseguito all’estero e riconosciuto in Italia, ai sensi della normativa vigente. Per il Trentino gli anni di servizio dovranno essere 3. Il servizio potrà essere maturato fino all’ultimo giorno utile per la presentazione della domanda.

Posti sostegno: possono partecipare al concorso i docenti che, oltre ai requisiti richiesti per i posti comuni, siano in possesso dello specifico titolo di specializzazione sul sostegno o di analogo titolo di specializzazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia.

Il decreto prevede l’ammissione con riserva dei docenti che conseguano il relativo titolo di specializzazione entro il 1° dicembre 2018, nell’ambito di percorsi avviati entro il 31 maggio 2017, compresi quelli disciplinati dal DM 141/2017, come modificato dal decreto n. 226/2017.

Punteggi

All’interno del Decreto Dignità è già stato assicurato che gli anni di servizio avranno un peso preponderante. Il concorso non sarà selettivo e si potranno ottenere fino a 70 punti per i titoli, e fino a 30 per la prova orale di natura didattico metodologica.

Fino a 50 dei 70 punti massimo, potranno essere ottenuti per il servizio; per i restanti, verranno valutati il superamento di concorsi precedenti, il possesso di altre abilitazioni di livello universitario

Per la prova orale, verranno valutati la capacità di progettazione didattica, la padronanza dei contenuti, l’utilizzo di tecnologie informatiche e di comunicazione, l’interlocuzione con la commissione sui contenuti dell’argomento assegnato e sui contenuti del programma generale, l’abilità nella comprensione scritta e orale della lingua straniera scelta (francese, inglese, spagnolo, tedesco) a livello almeno B2, la capacità di progettazione didattica.

La prova orale prevede 30 minuti per la una lezione simulata, preceduta da un’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute, e 15 minuti per il colloquio con la commissione sui contenuti della lezione e sull’accertamento della lingua straniera.

Renova Consulenza propone il corso in preparazione al concorso, con circa 200 domande svolte e corrette dai formatori sul programma specifico relativo ad Infanzia e Primaria. Il corso ha già preparato al concorso a cattedre con circa il 75% degli ammessi.

Si consiglia inoltre il corso di inglese C1 con la certificazione finale, che permette di ottenere 2 punti.

A questo link la bozza del decreto completa.

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Come si svolge il terzo anno di FIT

Riassumiamo le indicazioni della nota del Miur: giorni di servizio e di attività, progetto ricerca-azione, verifiche in itinere, portfolio professionale e valutazione finale.

Torniamo a parlare del percorso FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio). Non verrà abolito dal nuovo Governo: il Miur ha da poco emanato la nota del 21 settembre 2018, relativa allo svolgimento dell’ultimo anno di prova dei docenti neo immessi in ruolo dal concorso.

Durante il terzo anno di FIT i docenti devono:

  • svolgere almeno 180 giorni di servizio effettivamente prestato, dei quali almeno 120 giorni per l’attività didattica
  • redigere la progettazione didattica annuale con l’assistenza del tutor
  • elaborare un progetto di ricerca-azione
  • essere sottoposti a verifiche in itinere, a cui sono dedicate almeno 24 ore
  • predisporre il portfolio professionale, comprensivo del bilancio di competenze iniziale e finale e del piano di sviluppo professionale

La nota del Miur specifica che il progetto di ricerca-azione è predisposto in riferimento a:

  • analisi dei bisogni e delle esigenze di istruzione, formative ed educative sulla base dell’analisi del contesto scolastico;
  • individuazione degli obiettivi e dei risultati di apprendimento, formativi ed educativi;
  • pianificazione delle attività, dell’ambiente di apprendimento, della gestione del gruppo, delle scelte didattiche e degli strumenti in coerenza con assunti e teorie sul processo di insegnamento-apprendimento;
  • – realizzazione dell’attività progettata;
  • – osservazione delle azioni e individuazione degli strumenti per monitorare in itinere e alla fine del processo di apprendimento;
  • – documentazione e riflessione professionale in relazione al percorso e alla valutazione dei risultati.

Durante le verifiche in itinere, invece, il tutor deve osservare il docente in classe, focalizzandosi su:

  • la modalità di conduzione delle attività di insegnamento;
  • il sostegno alle motivazioni degli allievi;
  • la costruzione di climi positivi e motivanti;
  • la modalità di verifica formativa degli apprendimenti.

Queste verifiche saranno oggetto di confronto e rielaborazione con il tutor, per migliorare la performance del docente.

Il portfolio professionale, infine, deve essere in formato digitale e contenere:

  1. il curriculum formativo e professionale;
  2. il bilancio delle competenze, da redigersi all’inizio e al termine del percorso;
  3. la progettazione didattica annuale (art. 5, comma 3);
  4. il progetto di ricerca-azione (art. 4);
  5. il piano di sviluppo professionale.

Alla valutazione finale sono ammessi i docenti che abbiano completato il percorso FIT, e che abbiano assolto gli obblighi di servizio (180 giorni di servizio effettivamente prestato, di cui 120 di attività didattica) e la stesura del progetto di ricerca-azione. La quantità dei giorni di servizio e di attività è proporzionalmente ridotta per i docenti neoassunti in servizio con prestazione o orario inferiore su cattedra o posto.

L’esame di valutazione consiste in un colloquio, relativo alle attività svolte nell’ambito del percorso annuale, che si svolge tassativamente nel periodo intercorrente tra il termine delle attività didattiche, compresi gli esami di qualifica e di Stato, e la conclusione dell’anno scolastico nel quale si è svolto il percorso. La commissione, ai fini della valutazione, si avvale altresì della documentazione contenuta nel portfolio professionale, trasmesso dal dirigente scolastico alla commissione stessa almeno cinque giorni prima della data fissata per il colloquio.

La Commissione, presieduta dal Dirigente scolastico della scuola dove il docente ha svolto il FIT e composta da tre docenti dell’istituzione scolastica e dal tutor, si riunisce per deliberare il parere sull’esito del colloquio.

Il docente nel caso di valutazione positiva viene assunto a tempo indeterminato e assegnato all’ambito territoriale presso il quale ha prestato servizio nel corso del percorso annuale. Nel caso di valutazione finale negativa, il contratto è risolto alla scadenza e il percorso annuale di cui all’art.17 comma 5 del Dlgs.59/2017 non è ripetibile.

Per consultare la nota completa del Miur vi riportiamo questo link.

scuola-digitale

Scuola digitale: ancora un grande divario tra Nord e Sud

Aule computer, LIM, Wi-Fi a scuola: questi sono alcuni dei materiali presi in esame per capire quanto la scuola italiana si possa davvero considerare digitale.

Il portale Skuola.net ha pubblicato i risultati di un sondaggio effettuato su un campione di 8500 studenti, relativo all’uso delle tecnologie a scuola. È emerso che il 28% degli studenti italiani frequenta una classe in cui  lo strumento del tablet è in dotazione, ma il 23% (uno studente su 4) non ha una rete Wi-Fi che connetta la propria classe. 8,5 milioni di studenti (il 10%) ha denunciato una “tecnologia a singhiozzo”, ed emerge un gap ancora profondo tra Nord e Sud.

Solo nel 39% dei casi vengono utilizzate frequentemente le aule computer, nonostante siano presenti in 9 istituti su 10. Questi i dati relativi alla frequenza di utilizzo:

  • il 21% degli studenti le usano tutti i giorni;
  • il 18% almeno una volta alla settimana;
  • il 17% accende i pc almeno una volta al mese;
  • il 34% (che al Sud sale al 52%) non l’ha mai usata, pur avendola a disposizione.

L’87% degli studenti ha a disposizione la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM), che a differenza delle aule computer viene molto utilizzata:

  • il 44% l’accende tutti i giorni (54% al Nord);
  • il 16% almeno una volta alla settimana
  • il 10% una volta al mese.;
  • solo il 17% dichiara di non averla mai usata pur avendola in classe, percentuale che aumenta al 32% per il Sud.

Per quanto riguarda il Wi-Fi:

  • il 33% degli studenti dichiara di non riuscire a connettersi a quello della propria scuola;
  • il 31% ha una connessione solo via cavo LAN;
  • il 13% può connettersi al Wi-Fi solo in alcune aree comuni della scuola, perché la potenza della connessione non riesce a coprire tutto l’istituto.
  • il 16% giudica la velocità di navigazione scadente mentre il 26% discreta.

Una nota positiva riguarda i “docenti digitali”, che sono in aumento: in circa 7 classi su 10 i docenti arricchiscono le lezioni frontali con materiali reperiti online (foto, video, presentazioni, articoli, ecc.). Nel 42% dei casi lo fanno tutti i professori, nel 30% solo alcuni. Il 50% dei docenti utilizza la LIM durante la lezione, mentre in 1 caso su 4 vengono utilizzati gli strumenti personali dell’insegnante. L’utilizzo del proprio smartphone in classe è permesso a 1 studente su 10.

Il divario tra Nord e Sud è ancora ampio: al Sud il 52% degli studenti è ancora costretto a seguire lezioni esclusivamente di tipo tradizionale. L’arretratezza non riguarda solo la presenza degli strumenti, ma anche l’utilizzo che se ne fa: solo il 48% degli intervistati (l’82% al Sud) afferma che il proprio istituto ha organizzato corsi sull’uso dei programmi di produttività, sul coding, ecc…

Le lezioni sul cyberbullismo vengono svolte per il 62% al Nord e soli per il 25% al Sud. Il 28% dei ragazzi intervistati dichiara di aver arricchito il proprio bagaglio di conoscenze digitali proprio grazie alla scuola; un altro 28% giusto su qualche aspetto; il 44% poco o niente.

decreto milleproroghe

In vigore il Decreto Milleproroghe: cosa cambia per la scuola?

Graduatorie ad esaurimento, vaccini, prove invalsi, carta docente e alternanza scuola lavoro: cosa cambia dall’entrata in vigore del Decreto Milleproroghe?

Il 20 settembre è entrato in vigore il Decreto Milleproroghe: il provvedimento di legge convertito dal Senato dopo il passaggio alla Camera, ha ottenuto l’approvazione definitiva con 151 voti favorevoli, 93 contrari e due astenuti. Il nuovo decreto riguarda anche il mondo della scuola: in questo articolo andremo ad analizzare alcuni punti salienti.

GAE: stop alla loro apertura

Il Decreto Milleproroghe chiude definitivamente l’apertura delle Gae (Graduatorie ad Esaurimento). Una delle principali novità riguardanti la scuola, infatti, è la modifica dell’articolo 14 del decreto legge 2016/11, che permetteva l’ingresso di quanti erano in possesso di abilitazione nelle graduatorie provinciali, inclusi i Diplomati magistrali e gli ITP. Le modifiche introdotte dal decreto annullano questa possibilità e le Graduatorie ad Esaurimento tornano ad essere tali e senza alcuna possibilità di inserimento di nuovi abilitati.

Vaccinazioni per la scuola

La norma sui vaccini per l’ingresso a scuola è un’altra novità introdotta che ha creato moltissime polemiche. Il decreto ha spostato l’arco temporale dell’obbligo vaccinale nelle scuole al mese di marzo: fino a tale data i genitori potranno portare il libretto delle vaccinazioni a scuola per dimostrare di aver provveduto alle vaccinazioni richieste o di aver effettuato la prenotazione per poter sottoporre il bimbo a quelle mancanti

Esami: prove invalsi

Per quest’anno il Decreto Milleproroghe ha bloccato le prove Invalsi per l’accesso all’esame di maturità, come da articoli 13, comma 2, e 14, comma 3, del decreto legislativo 62/17.

Bonus Carta docente

Come già riportato in questo articolo, il Decreto ha permesso di estendere al 31 dicembre 2018 la possibilità di spendere le eventuali disponibilità della carta docenti non utilizzate, relative all’anno scolastico 2016/2017.

Alternanza scuola-lavoro

Il D.lgs. 62/2017 ha introdotto l’alternanza scuola lavoro come uno dei requisiti d’ammissione all’esame di Maturità. L’ANP ha però riferito che tale misura non verrà attuata per l’esame di Stato del a.s. 2018/19. Per il momento l’alternanza scuola-lavoro non costituirà quindi uno dei requisiti per essere ammessi alla Maturità.

Le novità sul Bonus Carta del Docente 2018-2019

Attiva la carta docente 2018/19: i residui non spesi degli anni passati sono stati accreditati.

Il Miur ha confermato, con una nota pubblica, il prolungamento del Bonus Carta del Docente di 500 euro anche per l’anno scolastico 2018-2019.

Il Bonus Docenti spetterà anche quest’anno ai docenti di ruolo delle scuole statali, compresi i neo-immessi o in part time.

Il Miur ha voluto chiarire direttamente cosa succederà con i buoni residui non spesi: gli importi dei buoni prenotati e non spesi sono stati annullati d’ufficio ed attribuiti al residuo dell’anno scolastico 2017/2018. Nella homepage del sito ufficiale della carta docente, https://cartadeldocente.istruzione.it, viene visualizzato questo avviso:

Si segnala che ai portafogli dei docenti saranno attribuiti anche i residui relativi agli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018. Solo per i residui riferiti all’anno scolastico 2016/2017 gli importi disponibili possono essere utilizzati dai docenti e validati dagli esercenti entro e non oltre il 31 dicembre 2018 […]”

La nuova Carta Docente è attiva e comprende anche i residui non spesi. A differenza dei residui dell’anno scolastico 2016/17, che devono essere spesi entro il 31 dicembre, quelli relativi all’a.s. 2017/18 saranno validi fino al 31 agosto 2019.

L’avviso in home page del sito ufficiale ricorda anche per cosa possono essere spesi i 500 euro:

Potrai acquistare fra l’altro libri, riviste, ingressi nei musei, biglietti per eventi culturali, teatro e cinema o per iscriverti a corsi di laurea e master universitari, a corsi per attività di aggiornamento, svolti da enti qualificati o accreditati presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.

I titoli necessari per i profili di educatore: legge Iori e Dlgs 65/17

I titoli necessari per la qualifica di educatore in base alla Legge Iori e al Dlgs 65/17: il conseguimento dei 60 CFU non è necessario a tutti gli educatori.

La legge di Bilancio 2018 (commi 594 – 601) definisce il profilo dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista ed indica i titoli di studio necessari per l’accesso alla professione e gli ambiti in cui si potrà operare.

Le disposizioni della Legge di Bilancio 2018 non riguardano gli educatori dei servizi per l’infanzia, il cui profilo è normato dal Dlgs 65/17 sul sistema 0-6.

La cosiddetta “legge Iori” (L. 205/2017), invece, regola la riqualificazione degli educatori che lavorano in servizi diversi da quelli dell’infanzia, per cui è previsto un regime transitorio di 3 anni, entro il quale gli interessati dovranno acquisire 60 CFU per ottenere la qualifica. La legge di Bilancio specifica i requisiti per poter conseguire i 60 CFU:

“coloro che, alla medesima data di entrata in vigore, sono in possesso di uno dei seguenti requisiti:

  1. a) inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore;
  2. b) svolgimento dell’attività di educatore per non meno di tre anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell’interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
  3. c) diploma rilasciato entro l’anno scolastico 2001/2002 da un istituto magistrale o da una scuola magistrale.”

I 60 crediti non sono necessari agli educatori dell’infanzia, che possono tuttavia conseguirli ottenendo la relativa qualifica, per poter lavorare negli altri servizi educativi.

I titoli specifici per gli educatori di infanzia sono regolati dal Dlgs 65/17, e li riportiamo nella tabella sottostante:

A regime A partire dal 2019/2020 e comunque dall’attivazione dei percorsi previsti dal DM 378/18 da parte delle Università:

  1. La laurea in scienze dell’educazione (L19) con indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per l’infanzia come da allegato B al DM 378/18
  2. La laurea in Scienze della formazione primaria integrata da un corso di specializzazione per complessivi 60 crediti formativi universitari regolamentato dal Dm 378/18
Titoli che restano validi se conseguiti prima dell’attivazione dei percorsi previsti dal DM 378/18 da parte delle Università          – La laurea della classe L19 (senza ulteriori specificazioni)

– La laurea in Scienze della formazione primaria senza il                     corso di specializzazione.

Titoli che restano validi se conseguiti entro
il 31 maggio 2017
I titoli previsti dalle normative regionali per l’accesso al profilo di educatore nei servizi per l’infanzia (0-3). Tali titoli restano validi solo nella Regione che li prevedeva e non in altre se non previsti dalla specifica norma regionale.

 

Per maggiore chiarezza riportiamo anche i link ai documenti ufficiali del Dlgs 65/17 e del DM 378/18.

Renova Consulenza, grazie alla collaborazione con l’Università telematica Pegaso, offre l’opportunità di conseguire i 60 CFU per la qualifica di educatore professionale socio – pedagogico e pedagogista. Per maggiori informazioni sul corso, potete consultare questo link.

 

concorso

Facciamo il punto sul concorso DSGA

Il Miur ha già inviato la richiesta di autorizzazione al Mef per la pubblicazione del banco di concorso per DSGA.

In attesa del bando ufficiale, che dovrebbe uscire in ottobre 2018 (le prime immissioni in ruolo dovrebbero avvenire dal mese di settembre 2019), facciamo un riepilogo delle informazioni sul concorso.

Quanti sono i posti a disposizione?

Il numero finale dei posti dovrebbe essere 2.004. I posti potranno essere incrementati, aggiunge il Ministero, qualora quelli accantonati per mobilità non risultino del tutto utilizzati.

Quante e quali sono le prove?

Le prove dovrebbero svolgersi in autunno, le immissioni in ruolo essere disposte dal 2019/20. Sono previste 3 prove più un tirocinio:

1)Una prova preselettiva articolata in 100 domande a risposta multipla sulle stesse materie della prova scritta e di quella orale.

2)Una prova scritta su: l’organizzazione della Repubblica e l’organizzazione del sistema istruzione, diritto amministrativo, contabilità di Stato, diritto pubblico

3)Un colloquio orale per la verifica della conoscenza dei seguenti argomenti:

– l’autonomia scolastica

– il decentramento amministrativo

– il regolamento di contabilità

– il rapporto di lavoro nelle amministrazioni pubbliche e nel comparto scuola

– le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro

– il codice di accesso ai documenti amministrativi

– il nuovo codice della privacy

Durante il colloquio sarà verificata anche la conoscenza di una lingua straniera e le competenze nell’uso delle apparecchiature e applicazioni informatiche più diffuse.

4) Tirocinio sul campo

Quali sono i requisiti?

I titoli d’accesso al concorso sono quelli indicati nella tabella B allegata al CCNL:

  • diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, sociali o amministrative, economia e commercio;
  • diplomi di laurea specialistica (LS) 22, 64, 71, 84, 90 e 91;
  • lauree magistrali (LM) corrispondenti a quelle specialistiche ai sensi della tabella allegata al D.I. 9 luglio 2009.

Al concorso potranno partecipare anche gli Assistenti Amministrativi che, alla data di entrata in vigore della legge (1° gennaio 2018), hanno maturato almeno 3 anni di servizio negli ultimi 8 nelle mansioni dei Direttori dei servizi generali e amministrativi, anche in mancanza del requisito culturale prescritto. Al riguardo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief reputa “insensato far valere solo il servizio svolto dal 2010, perché discriminerebbe tutti gli assistenti amministrativi che in precedenza hanno svolto il medesimo servizio, in possesso degli stessi titoli d’accesso, avvalendosi della loro maggiore anzianità di servizio. Quale differenza c’è nell’avere svolto il ruolo superiore cinque anni fa, dieci anni fa o venti anni fa? – Pacifico anticipa già che qualora non fosse eliminato il paletto degli 8 anni – “Anief inviterà tutti i danneggiati a presentare apposito ricorso al Tar del Lazio”.

privacy

GDPR e privacy: due elementi che riguardano la scuola

La figura del Responsabile del trattamento dei dati personali e la valutazione di impatto: due elementi introdotti dal GDPR che riguardano da vicino la scuola.

Il nuovo regolamento sulla privacy e il trattamento dei dati personali (GDPR) entrato in vigore il 25 maggio 2018, riguarda anche il mondo della scuola.

L’articolo 37 infatti prevede che i soggetti pubblici e privati individuino all’interno del proprio personale o in una figura esterna, un Responsabile della protezione dei dati (anche conosciuto con il termine di DPO – Data Protection Officer). Il nominativo del responsabile deve essere comunicato al Garante, in modo da garantire un canale di comunicazione diretto con le autorità. Può essere incaricato anche solo un responsabile della protezione per più autorità pubbliche o organismi pubblici, in base alla loro struttura organizzativa.

Il regolamento stabilisce anche i requisiti che deve possedere il DPO: “Il responsabile della protezione dei dati è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui all’articolo 39”.

Un altro elemento che può riguardare la scuola è la valutazione di impatto: questa valutazione deve essere effettuata per capire quando un trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (per esempio a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti).

Il Garante ha evidenziato che “Le valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati sono strumenti importanti per la responsabilizzazione in quanto sostengono i titolari del trattamento non soltanto nel rispettare i requisiti del regolamento generale sulla protezione dei dati, ma anche nel dimostrare che sono state adottate misure appropriate per garantire il rispetto del regolamento (cfr. anche l’articolo 24)5. In altre parole, una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati è un processo inteso a garantire e dimostrare la conformità. A norma del regolamento generale sulla protezione dei dati, l’inosservanza dei requisiti stabiliti per la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati può portare a sanzioni pecuniarie imposte dall’autorità. Si tratta di uno degli elementi di maggiore rilevanza nel nuovo quadro normativo, perché esprime chiaramente la responsabilizzazione (accountability) dei titolari nei confronti dei trattamenti da questi effettuati. I titolari sono infatti tenuti non soltanto a garantire l’osservanza delle disposizioni del regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente in che modo garantiscono tale osservanza; la valutazione di impatto ne è un esempio.”

Questa valutazione dovrebbe essere effettuata sul registro elettronico, strumento introdotto nella scuola dal 2012, il quale è diventato una forma di controllo nei confronti dei lavoratori: tramite il registro elettronico i genitori possono tenere monitorati non solo i voti dei propri figli, ma anche la tempestività del docente nell’inserire tali dati; un’altra forma di controllo è la registrazione dell’orario in cui il docente firma il registro.

Renova Consulenza, grazie alla collaborazione con beta imprese, viene incontro alla regolarizzazione delle scuole in tema privacy, proponendo un corso formativo per la figura di DPO.

rendimento

Quali fattori influiscono sul rendimento scolastico dei ragazzi?

Il rendimento scolastico degli studenti italiani non dipende dal ceto sociale. Questo è quanto emerso dallo studio condotto dal Politecnico di Milano e dalla Lancaster University.

Il Politecnico di Milano e la Lancaster University hanno svolto uno studio sul rendimento degli studenti: hanno paragonato i risultati del test PISA 2015 di ragazzi di 15 anni appartenenti a nove Paesi diversi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti e Gran Bretagna.

In un comunicato del Politecnico viene spiegato che per svolgere la ricerca sono state utilizzate tecniche statistiche innovative e tecniche di machine learning, con un modello “abbastanza flessibile da poter essere applicato a sistemi scolastici di tutto il mondo con strutture differenti ed estrapolare quali sono gli aspetti della vita degli studenti e delle realtà scolastiche che influenzano, rispettivamente, il rendimento degli studenti e le performances delle scuole”.

Dalla ricerca è emerso che il rendimento scolastico degli studenti italiani non dipende dal ceto sociale, infatti l’indice socio-economico degli studenti non è tra le variabili più importanti nell’influenza del rendimento scolastico.

I fattori che influenzano maggiormente il rendimento sono: la motivazione personale, l’istruzione dei genitori, una buona gestione dell’ansia, la capacità di cooperare con i compagni e l’accessibilità a materiale culturale in famiglia. Questi elementi appena citati influiscono positivamente sui risultati scolastici dei giovani italiani. Un altro fattore è l’istituto scolastico che si frequenta: il 41% della variabilità del rendimento scolastico degli studenti è spiegata dal loro raggruppamento nelle diverse scuole.

In Spagna, invece, il tipo di istituto scolastico che si frequenta influenza solo per l’8%. In altri paesi come Giappone, Francia, Canada e Germania, la variabile più importante è la dimensione dell’istituto: più le scuole sono grandi e frequentate e più gli studenti ottengono risultati migliori.