Disturbo dell’attenzione o Adhd: diagnosi, cause e cure

Disturbo dell’attenzione o anche definito ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività) è un Disturbo del Neurosviluppo che si manifesta solitamente nell’età dell’infanzia. Precisamente, la comparsa di tale disturbo appare molto frequente nel corso degli anni della scuola elementare.

Il quadro sintomatologico del Disturbo dell’attenzione si stabilizza poi nella prima adolescenza durante la quale, però, l’ADHD rischia di sovrapporsi ad altri disturbi quali il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della Condotta. Spesso, inoltre, il Disturbo in parola permane in età adulta, compromettendo le attività lavorative, scolastiche e sociali del soggetto.

La caratteristica fondamentale del disturbo dell’attenzione (o ADHD) è la persistente presenza di un quadro caratterizzato da disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con lo sviluppo dell’individuo. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono i sintomi indicati di disattenzione, iperattività ed impulsività. La disattenzione, sul piano comportamentale, si traduce in divagazione dal compito assegnato, mancanza di perseveranza, difficoltà nel prestare attenzione, disorganizzazione generale non imputabili ad atteggiamenti di sfida o da mancata comprensione.

L’iperattività, invece, implica un’eccessiva attività motoria, un dimenarsi che si esplica solitamente in tamburellamenti delle dita o loquacità e in momenti e situazioni in cui tali comportamenti non sono appropriati. L’impulsività, infine, si manifesta con azioni estremamente affrettate e rischiose e può celare il desiderio di immediata ricompensa, manifestandosi anche con condotte invadenti, come interrompere spesso e volentieri gli altri, o prendere decisioni importanti senza riflettere sulle possibili conseguenze nel lungo termine.

Quanto alle cause del Disturbo, la ricerca medica ha evidenziato l’importante ruolo rivestito dai fattori genetici sullo sviluppo dell’ADHD (Zametkin, 1989), ipotizzando una causa ereditaria dello stesso. Nell’eziologia dell’ADHD vanno inoltre considerate le variabili di natura biologica che occorrono nella fase pre o perinatale e che possono comportare danni cerebrali o particolari difficoltà legate al decorso della gravidanza o al parto. Altro ruolo importante è quello ricoperto dalle relazioni conflittuali che si instaurano tra genitori e bambino, che aumenterebbero notevolmente la probabilità che il disturbo si manifesti a pieno.

Quali sono i rimedi contro l’ADHD? Il trattamento di questo disturbo è multimodale in quanto combina interventi di tipo farmacologico, psico-educativo e psicoterapeutico.

Sotto il profilo farmacologico, si ritiene che gli psicostimolanti rappresentino i farmaci più efficaci per adolescenti, bambini e adulti affetti da ADHD. Tra i farmaci utilizzati vi sono il metilfenidato (Ritalin), le anfetamine (Adderal), le destoanfetamine (Dextrostat, Dexedrine) e l’atomoxetina (Strattera), i cui effetti positivi consistono nel mantenimento dei livelli di attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività.

Affinché vi siano miglioramenti durevoli nel tempo è però fondamentale affiancare al trattamento farmacologico un percorso combinato di strategie cognitive e comportamentali che aiutino bambino, genitori e insegnanti nella comprensione del problema e nella gestione dei comportamenti problematici manifestati.

I programmi cognitivo-comportamentali di provata efficacia per l’ADHD prevedono vari livelli d’intervento tra loro interconnessi che coinvolgono: la famiglia, l’ambito scolastico, il trattamento individuale del bambino. In famiglia è importante sviluppare le capacità riflessive da parte dei genitori, per aiutarli ad acquisire maggior coerenza e stabilità nelle proprie strategie educative che supportino il bambino nell’acquisizione della capacità di autogestirsi (Vio, Marzocchi, Offredi, 2000).

A scuola, invece, diviene centrale fornire agli insegnanti informazioni su una strutturazione dell’ambiente scolastico che tenga in considerazione bisogni e caratteristiche del bambino iperattivo, per potenziare le sue capacità attentive e gli apprendimenti. Vanno, inoltre, fornite agli insegnanti strategie utili per gestire e modificare i comportamenti disfunzionali, oltre che migliorare le sue relazioni con i coetanei.

Va poi considerata la terapia cognitivo-comportamentale con il bambino con ADHD che si indirizza in modo sinergico verso tutte le aree implicate nel disturbo e deficitarie.  Vengono insegnate al bambino strategie che lo guidino in modo sistematico alla pianificazione del proprio comportamento nei diversi ambiti di vita e alla risoluzione dei problemi (Problem Solving).

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