Corsi di formazione per Docenti: cosa dice il CCNL

Il Piano Triennale della Formazione è il documento in cui si stabiliscono scelte e priorità formative in ogni istituto scolastico.  Sulla base di questo, gli istituti ogni anno attuano il Piano Formativo Annuale.

Il ruolo del Collegio Docenti

E’ prassi comune e consigliata la nomina di una Commissione per la Formazione. All’interno della commissione, è necessario individuare un referente dedicato, che indaghi i fabbisogni formativi del personale di istituto per verificare eventuali nuove necessità. Tra i compiti del referente, c’è anche quello di vagliare le offerte formative sul mercato e la loro rispondenza agli obiettivi individuati.

Dove emergano nuovi bisogni formativi, la commissione propone un’integrazione al piano triennale da proporre al Collegio. Nel caso in cui il Collegio valuti la coerenza con il Piano Triennale dell’offerta formativa di istituto, approverà la proposta.

Ricordiamo che il CCNL è l’unica fonte di regolamentazione degli obblighi di lavoro del personale scuola: il collegio docenti non può quindi stabilire obblighi di lavoro aggiuntivi rispetto a quelli presenti nel CCNL.

Per questo motivo, se l’integrazione comporta il superamento delle ore previste dal CCNL, la contrattazione di istituto dovrà prevedere l’eventualità di un corrispettivo economico per le ore aggiuntive.

Le proposte di UIL Scuola

La UIL Scuola sull’argomento ha proposto alcuni punti di sintesi, specificando l’intenzione di trasmettere al Capo Dipartimento Istruzione una richiesta sui criteri di ripartizione delle risorse rimanenti relative all’ultimo anno del triennio formativo.

Tra i punti salienti richiamati dalla UIL:

  • Priorità formative: è necessario stabilire le priorità formative e le relative coperture finanziarie, fissando criteri di ripartizione condivisi. Una volta definiti i fondi per i docenti per l’ultimo anno del Piano Triennale, sarebbe auspicabile sostenere la formazione in servizio del personale ATA.
  • Sui poli didattici: il funzionamento attuale delle scuole polo andrebbe rivisto. Il meccanismo attuale ha reiterato a livello territoriale il medesimo scollamento che vede provvedimenti imposti dall’alto e non in linea con i reali fabbisogni espressi dagli insegnanti.